T.A.R. CATANIA - SEZ. I - ORDINANZA - 14 luglio 2005, n.1081: Individuazione dei principi cui conformarsi nell'eventuale adozione del provvedimento conseguente alla comunicazione ex art. 20 L.R. n. 4/2003 in materia edilizia.

 

REPUBBLICA ITALIANA

Reg.Ord.:1081/05

Reg.Gen.:0746/05

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia - Sezione staccata di Catania PRIMA SEZIONE adunato in Camera di Consiglio con l’intervento dei Signori Magistrati:

Dr.VINCENZO ZINGALES Presidente

Dr.PANCRAZIO MARIA SAVASTA Cons., relatore

Dr.MARIA STELLA BOSCARINO Ref.

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

sulla domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento che è stato impugnato – in via giurisdizionale – col ricorso 746/2005 proposto da: CASABLANCA AMELIA, rappresentata e difesa da SAITTA AVV. ANTONIO con domicilio eletto in MESSINA SEGRETERIA presso SAITTA AVV. ANTONIO

contro

COMUNE DI SANTA TERESA DI RIVA (ME)

rappresentato e difeso da:

LEO AVV. ALBERTO

con domicilio eletto in CATANIA

VIA G. D'ANNUNZIO,27

presso CAMARDA AVV. RENATO

per l'annullamento

dell’ordinanza dell’Ingegnere capo del Comune di Santa Teresa di Riva n. 12 del 26.1.22005;

della nota dell’Ingegnere capo del comune di Santa Teresa di Riva del 17.12.2004, n. 12004 e 15166;

con motivi aggiunti

della nota dell’Ingegnere capo del comune di Santa Teresa di Riva del 26.5.2005 prot. int. n. 1641, con la quale si diffida la ricorrente "a non eseguire alcun lavoro sulla tettoia abusiva oggetto di Ordinanza di demolizione", nonché, ove occorra, di ogni altro atto connesso, presupposto e/o consequenziale

Visto il ricorso introduttivo del giudizio;

Visti gli atti e i documenti depositati con il ricorso;

Vista la domanda di sospensione della esecuzione del provvedimento impugnato con ricorso per motivi aggiunti;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del COMUNE DI SANTA TERESA DI RIVA (ME);

Udito nella Camera di Consiglio del 06 Luglio 2005 il relatore Cons. PANCRAZIO MARIA SAVASTA;

Uditi gli avvocati come da verbale;

Vista la documentazione tutta in atti;

Visto l’art 21 della Legge 6 dicembre 1971, n. 1034 e successive modificazioni;

Vista l’Ordinanza n. 693/05 di questa stessa Sezione, con la quale, tra l’altro, è stata rigettata la domanda di sospensione degli atti impugnati con il ricorso principale, in quanto la ricorrente, al fine di regolarizzare la costruzione della tettoia oggetto del presente giudizio, non ha potuto legittimamente invocare l’art. 20 della l.r. 4/2003, posto che, da quanto emerso in atti, ha seguito una diversa procedura di sanatoria;

Visto il ricorso per motivi aggiunti, con il quale la ricorrente ha impugnato l’ulteriore provvedimento dell’Amministrazione con il quale è stata diffidata ad eseguire "alcun lavoro sulla tettoia abusiva oggetto dell’Ordinanza di demolizione", impugnata con il ricorso principale;

Ritenuto che detto ultimo provvedimento è stato adottato di seguito alla comunicazione del 21.5.2005 (successiva alla sopra citata Ordinanza n. 693/05 del 3.5.2005 di questo Tribunale), con la quale la ricorrente, ai sensi dell’art. 20 della l.r. 4/2003, esitato l’importo previsto dalla suddetta norma ed allegata relazione di asseveramento delle opere a firma di un tecnico abilitato, ha reso edotto il Comune intimato che "ai fini della regolarizzazione della . . . tettoia realizzata su una parte del cortile di sua proprietà adiacente al fabbricato sito in Via Fiorentino n. 17", la stessa "verrà chiusa con struttura precaria, leggera e facilmente smontabile in alluminio, vetro e pennellatura";

Ritenuto che va condiviso il motivo (aggiunto) di gravame con il quale la ricorrente ha censurato l’attività amministrativa, in quanto carente di adeguata motivazione;

Ritenuto, pertanto, che il ricorso per motivi aggiunti è fondato e che, per l’effetto, va accolta la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento con esso impugnato, sino alla definizione della domanda presentata dalla ricorrente ai sensi dell’art. 20 della l.r. n. 4/2003;

Ritenuto che, stante la complessità e, per certi versi, l’oscurità della norma in esame, il Collegio ritiene di dover fornire all’Amministrazione intimata i principi cui conformarsi nell’eventuale adozione del provvedimento conseguente alla comunicazione ex art. 20 l.r. n. 4/2003 della ricorrente;

Ritenuto che detta norma va coordinata con la circolare esplicativa dell’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente 5.3.2004, n. 2;

Ritenuto che lo Statuto della Regione siciliana affida, all’art. 14, la materia urbanistica alla competenza esclusiva della Regione;

Ritenuto che il d.p.r. n. 380/2001, testo unico regolante la disciplina dell'attività edilizia sull’intero territorio nazionale (contenente disposizioni legislative e regolamentari derivate dal D.Lgs. 6 giugno 2001, n. 378 e dal D.P.R. 6 giugno 2001, n. 379), all’art. 2, comma 2, stabilisce che "le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano esercitano la propria potestà legislativa esclusiva nel rispetto e nei limiti degli statuti di autonomia e delle relative norme di attuazione" e che la Regione Sicilia non ha recepito il suddetto Testo Unico, sicché le uniche norme dello stesso applicabili sono quelle meramente reiterative della pregressa normativa e trasfuse nelle leggi regionali di recepimento;

Ritenuto che l’art. 20 della l.r. 4/2003, pur comportando interventi edilizi "esterni", è intitolato "opere interne" e che la procedura dallo stesso prevista è conforme alla pregressa normativa di cui all’art. 9 della l.r. n. 37/1985, per altro espressamente richiamato al comma 3 del medesimo articolo 20;

Ritenuto che, diversamente da quanto ventilato nella sopra citata circolare n. 2/2004, le ipotesi di cui all’articolo 20 l.r. 4/2003 sono fuori dall’ottica della "summa divisio" prevista dalla normativa nazionale (trasfusa, da ultimo, nel T.U. n. 380/2001, per altro, per come chiarito, non applicabile in Sicilia) relativa ai titoli abilitativi necessari per operare legittimamente interventi edilizi e che, pertanto, la procedura dallo stesso delineata non è neanche indirettamente inquadrabile nella D.I.A.;

Ritenuto, in altri termini, che la normativa siciliana, contenuta sia nell’art. 9 della l.r. n. 37/1985, che, a maggior ragione (in quanto norma successiva al citato d.p.r. 380/2001) nell’art. 20 della l.r. 4/2003, è rimasta del tutto integra e che, pertanto, la disciplina relativa alle "opere interne", in Sicilia rimane regolata compiutamente dalla suddette norme;

Ritenuto, per altro, che, per le "opere interne" – così come regolamentate in Sicilia -, diversamente che per la D.I.A., nessun termine minimo di procedura è previsto per l’inizio lavori ovvero per il controllo da parte dell’Amministrazione comunale;

Ritenuto che l’art. 20 della l.r. n. 4/2003 stabilisce una deroga generalizzata "ad ogni altra disposizione di legge" che consideri gli interventi in esso contenuti come soggetti a "concessione o autorizzazione" ovvero li consideri quali "aumento di superficie utile o di volume, modifica della sagoma della costruzione", mantenendo il solo vincolo del "nulla-osta preventivo da parte della Soprintendenza dei beni culturali ed ambientali nel caso di immobili soggetti a vincolo";

Ritenuto, pertanto, che, conformemente alla normativa di cui all’art. 9 della l.r. n. 37/1985, trattandosi di opere assimilate a quelle interne (così come espressamente chiarito dalla richiamata circolare n. 2 del 2004) non sono necessarie autorizzazioni da parte del Comune ovvero dell’Ufficio del Genio Civile;

Ritenuto che, con norma praticamente sovrapponibile all’art. 9 della l.r. n. 37/1985, nelle ipotesi di cui al primo e secondo comma dell’art. 20 in esame, il proprietario deve soltanto "presentare al sindaco del comune nel quale ricade l'immobile una relazione a firma di un professionista abilitato alla progettazione, che asseveri le opere da compiersi ed il rispetto delle norme di sicurezza e delle norme urbanistiche, nonché di quelle igienico-sanitarie vigenti", oltre un versamento relazionato alla superficie da realizzare;

Ritenuto che le citate norme urbanistiche da rispettare sono quelle "diverse" da quelle derogate dal medesimo articolo 20 (cfr. in tal senso la circolare n. 2 del 2004), e che, anche in considerazione della contestualità della possibilità di inizio lavori, le altre (quelle sulla sicurezza ed igienico-sanitarie) riguardano le ipotesi di conformità alla statica dell’immobile (cui l’opera interna, per rimanere tale, non deve creare pregiudizio, per quanto disposto dal comma 1 dell’art. 9 della l.r. 37/1985) e di agibilità della stessa;

Ritenuto, in particolare che, così come per le opere interne non è richiesto l’assenso del Genio Civile, anche per le "estensioni" di cui all’art. 20 tale adempimento non è dovuto, restando sufficiente la dichiarazione del tecnico abilitato;

Ritenuto che detta procedura, invero, non sembra inserire una deroga assoluta al sistema, se è vero, come è vero, che non solo per le "opere interne" di cui all’art. 9 della l.r. n. 37/1985, ma anche per gli abusi edilizi a limitata cubatura, persino la legge nazionale, nel corso degli ultimi anni, con disposizioni delle quali non si è neanche dubitato della legittimità costituzionale, ha consentito la sanabilità dell’opera sotto la stretta responsabilità (relativa alla conformità statica) del tecnico abilitato, secondo quanto dichiarato in apposita relazione allegata all’istanza di condono, quale necessario complemento della stessa;

Ritenuto, inoltre, che per quanto riguarda le opere già realizzate e da "sanare", il comma 5 dell’art. 20 in esame consente la regolarizzazione di quelle della stessa tipologia già realizzate, riferendosi, però, ai soli commi 1 e 2;

Ritenuto, però, anche per fornire un unitario senso alle disposizioni in esame, che la norma debba essere estesa anche ai commi 3 e 4, posto che, espressamente, per i casi ivi previsti, "si applicano" le disposizioni dei primi due commi (cfr. comma 3 dell’art. 20);

Ritenuto che per le regolarizzazioni vi possa essere, in via interpretativa, una sola differenza con la procedura ordinaria (contestuale e non successiva alla realizzazione dell’opera) consistente nella necessità, nel secondo caso, che il potere di controllo del Comune sulla conformità del progetto alle fattispecie previste dall’art. 20 (e dalla circolare esplicativa n. 2/2004) venga esercitato con provvedimento "eventuale" (di arresto delle opere per mancata conformità delle stesse alle fattispecie astratte previste dall’art. 20 e dalla circolare n. 2/2004) mentre, per le opere "già realizzate", con provvedimento espresso, posto che, in quest’ultima ipotesi, si tratta pur sempre di "sanatoria", che, come tale, deve essere valutata (in assenza della previsione normativa del silenzio-assenso) nei termini ordinari e non specifici in quanto non previsti, mediante manifestazione palese del giudizio dell’Amministrazione Comunale;

Ritenuto, conclusivamente che, per quanto concerne le fattispecie rientranti nell’art. 20, è sufficiente il rinvio alle disposizioni in esso contenute e nella circolare esplicativa più volte richiamata, con la sola avvertenza che, per effetto di detto complesso normativo, sono state ricomprese ipotesi (si pensi alle tettoie, oggetto del presente giudizio) per le quali, con la disciplina previgente, era necessaria la concessione edilizia (cfr. espressamente la circolare n. 2/2004) e, quindi, l’assenso preventivo del Genio civile;

P.Q.M.

Il Tribunale amministrativo regionale della Sicilia – Sezione staccata di Catania PRIMA SEZIONE - accoglie la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato con il ricorso descritto in epigrafe, nei modi e nei sensi di cui alla parte motiva.

Alle spese anche per la presente fase cautelare si provvederà in sede di merito.

La presente ordinanza sarà eseguita dalla Amministrazione ed è depositata presso la Segreteria che provvederà a darne comunicazione alle parti.

CATANIA, li 6.7.2005

L’estensore Il Presidente

(Cons. Pancrazio Savasta) (Cons. Vincenzo Zingales)

Il Segretario

 

Depositata in Segreteria il

Il Segretario